Un po’ di storia

Decentrata rispetto alla trafficata arteria di corso Lodi, a destra dopo il Ponte della ferrovia di Porta Romana, tra le vie Scrivia, Tagliamento e don Bosco, la Chiesa di S. Luigi si affaccia, con la sua mole monumentale, sulla omonima piazza e in mezzo al coevo quartiere di S. Luigi.

Sentinella della sua storia è il campanile che, con i suoi 50 metri di altezza, svetta anche da lontano tra i tetti delle case a ritmare da sempre, con i rintocchi delle sue campane, il succedersi delle celebrazioni e della storia.

Una storia partita da un dono e da un sogno.

Il dono fu quello che tutta la Diocesi decise di fare al suo arcivescovo Luigi Nazari di Calabiana, il 27 marzo 1892, per il giubileo del suo episcopato ambrosiano: un terreno in quella zona di cascine sperdute a vista d’occhio fra i campi e la nebbia nella cosiddetta Bassa milanese.

Il sogno fu quello dell’ormai anziano Arcivescovo: erigere una Chiesa, dedicata a S. Luigi Gonzaga, in quella zona fuori Città, al di là di Porta Romana, zona che, nell’ultimo ventennio dell’Ottocento, grazie prima al tram a vapore che collegava Milano con Melegnano e Lodi e poi alla tratta ferroviaria Rogoredo – Sempione, si trovava su un tracciato di crescente immigrazione, di braccianti, artigiani e operai in cerca di lavoro, da tutta la Lombardia meridionale.

La prima pietra, gelosamente custodita nella cripta della Parrocchia, porta la data 20 Novembre 1892, ma l’iter burocratico, finanziario, amministrativo e organizzativo della erigenda Fabbriceria di S. Luigi richiese anche allora grande pazienza, competenza e collaborazione da parte di tutte le istituzioni, tant’è che l’anziano Arcivescovo, morto il 23 ottobre 1893, non poté vederne l’avvio.

Ideata dal parroco architetto di Vergiate, don Enrico Locatelli, e realizzata dall’ing. Antonio Casati, la Chiesa di S. Luigi Gonzaga, fuori le mura di Milano, potrà essere ufficialmente consacrata dal card. Andrea C. Ferrari solo il 3 luglio 1897.

Quelli che seguirono furono anni febbrili per dotare la “neonata” di tutto il necessario: oratorio, casa parrocchiale, facciata, campanile, campane, orologio, organo, statua di Maria Bambina, arredi…

Furono anni in cui, allo sforzo economico della Diocesi e di grandi benefattori, i cui nomi sono immortalati nelle lapidi interne a lato dell’ingresso principale, si unirono i contributi, più piccoli più grandi, che tutta la Comunità versava e che il primo Parroco, don Adolfo Pagani, registrò con commovente scrupolosità in un “Bollettino della Fabbriceria”, dal 1900 al 1921.

Anche le pagine dell’allora Madre Superiora delle Figlie della Carità Canossiane, che con il loro particolare carisma già da subito, dal luglio 1897, affiancarono la Parrocchia nella cura e nell’educazione dei suoi figli con l’apertura di una Scuola dell’Infanzia e Primaria, conservano il resoconto dei contributi offerti o raccolti, tra il 1898 e il 1918, dalla Pia Unione delle Figlie di Maria dell’Oratorio Femminile.

Altre due iniziative storiche hanno rappresentato per la Comunità un ulteriore slancio: l’avvio da parte di don Giuseppe Bignami, nel 1902, presso l’Oratorio Maschile, di cui era coadiutore, di un pronto soccorso volontario e gratuito da parte di medici e infermieri; pronto soccorso che, dal 1907, configuratosi come Croce Bianca, poté essere esteso a tutta la Città. E nel 1922, sempre presso l’Oratorio Maschile, iniziò la sua tuttora pluridecorata attività la Società Sportiva Fortes in fide.

Ecco come un dono e un sogno, che potevano anche restare rinchiusi in un cassetto, o svanire nell’illusione e nella delusione, si sono fatti realtà bella, perché sono stati raccolti nel cuore e nelle mani di tanti che a poco a poco, con tenacia e passione, hanno saputo camminare e costruire in un Disegno più grande.

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